Torna all'indice del n° 9 - novembre 2001
Contro
l’economicismo e alcune deviazioni derivate
(Rielaborazione di un
estratto dal Documento base (1984) - edizione 2000
Rossoperaio -
gennaio 2000)
È
chiaro che i comunisti non possono confondere l'economicismo con l'intervento
necessario nelle lotte economiche, sia per guidarle nell'interesse della
maggioranza del proletariato e delle masse sfruttate, sia come uno del terreni
di sviluppo dell'agitazione e iniziativa politica (scuola di comunismo).
La
lotta sindacale di classe, collocata all'interno della strategia del partito
marxista-leninista-maoista, è uno dei fronti necessari per dirigere l’esperienza
delle larghe masse ed elevare la loro coscienza per la rivoluzione.
Ma
l'economicismo, prevalente nel movimento rivoluzionario degli anni scorsi e
tuttora fortemente presente, spinge a concentrare - con posizioni
controproducenti anche per le lotte economiche - le forze nella lotta economica
delle masse, come se fosse il terreno unico o principale dello sviluppo
dell'organizzazione politica e del lavoro rivoluzionario. Questo trasforma
gradualmente le organizzazioni rivoluzionarie in strutture di supporto di quel
lavoro, burocratizzandole e svuotandole di tensione e militanti rivoluzionari.
L'economicismo impoverisce di contenuti i legami con le masse abbassando
l'attività dei rivoluzionari a sindacalismo e tradeunionismo.
L'economicismo
non si esprime soltanto nel primato della lotta economica, ma in un generale
'culto della spontaneità' e in generale adeguamento alla coscienza 'media' in
ogni tipo di movimento di massa, con la tendenza costante a non considerare gli
interessi immediati alla luce degli interessi strategici.
Due
sono le forme principali dell'economicismo.
1.
Il gradualismo, che considera la lotta e l'organizzazione politica del
proletariato come uno stadio della lotta di classe che sarebbe possibile solo
sulla base di un movimento economico di massa. Il gradualismo nella sostanza fa
restare le organizzazioni sul terreno della lotta economica o della lotta
politica rivendicativa (tradeunionista), dato che la lotta politica, tranne che
in alcune circostanze particolari, non è né può essere il frutto
dell'evoluzione della lotta economica.
2.
Il neo anarchismo dell'Autonomia Operaia che, attribuendo alle lotte sui
"bisogni proletari" un carattere immediatamente antagonista e
anticapitalista, arriva a negare ogni distinzione fra lotta sindacale di classe
e lotta politica rivoluzionaria, finendo così per svolgere un ruolo politico
disgregante verso le stesse lotte economiche reali, che vengono immediatamente
caricate di contenuti politici generali e di compiti rivoluzionari.
Simili
concezioni rendono impossibile una effettiva e sistematica attività di denuncia
e mobilitazione politica su tutti gli aspetti dell'imperialismo, della politica
guerrafondaia dei gruppi borghesi e dello sviluppo dei processi reazionari, sul
ruolo e l'azione delle diverse classi e dei partiti che ne sono l'espressione
politica, non permettono l'utilizzo degli avvenimenti e delle situazioni
politiche per sviluppare il movimento politico rivoluzionario del proletariato.
Oltre
che in queste due forme, l’economicismo a volte si esprime in una profonda
concezione legalitaria della lotta di classe, cioè nel rifiuto più o meno
mascherato di tutte quelle forme della lotta delle masse che fuoriescono dai
limiti imposti dallo Stato borghese e dagli ambiti della concezione democratico-borghese
(contrattualismo, compra-vendita, mercato).
L'economicismo
spinge a mantenere e rivolgere l'attenzione degli operai e in generale dei
proletari solo su se stessi, sulla propria situazione contingente e sui
contrasti che sorgono nel corso dello sviluppo del movimento spontaneo (e che
la borghesia favorisce e alimenta) con il conseguente rigetto del problema
dell'elaborazione di una tattica per lo sviluppo della politica rivoluzionaria
della classe operaia. In periodi di crisi acute, proprio perché fanno leva solo
sugli interessi immediati e diretti dei lavoratori, gli economicisti tendono ad
allearsi ognuno con la borghesia del “suo” paese contro gli operai degli
“altri” paesi.
Il
prevalere dell'economicismo ha favorito, per contrasto, che in settori
giovanili e ribelli di orientamento rivoluzionario si affermassero alcune
concezioni apparentemente opposte ma altrettanto incapaci di costruire
un'autentica organizzazione rivoluzionaria e di sviluppare in termini
rivoluzionari la lotta del proletariato.
1.
Il disprezzo della lotta quotidiana dei proletari e del lavoro sistematico di
agitazione e organizzazione di massa a favore di una attività episodica e
ristretta di propaganda spesso a carattere settario e sloganistico. È un
atteggiamento che non tiene conto del fatto che le masse apprendono tramite la
loro esperienza e si educano nel fuoco della lotta di classe e, di conseguenza,
non si pone il problema di una tattica per guidare e stimolare questa
esperienza, elevando, in questo processo, strati sempre più vasti delle masse
alla coscienza di classe.
2.
Contro il gradualismo si è sviluppata una concezione soggettivista del processo
rivoluzionario, che non valuta le condizioni oggettive e non analizza i
rapporti di forza, con l'esito di portare a valutazioni superficiali ed errate
delle fasi politiche e con la tendenza a vedere dietro ad ogni crisi della
borghesia e a ogni fase di avanzamento del movimento di massa un'anticamera
della rivoluzione. Questo si traduce in incapacità di fare politica rivoluzionaria,
in disprezzo della necessità di una tattica e in incapacità di formare
autentici quadri rivoluzionari. Ciò ha impedito e impedisce di strappare
settori di avanguardia del proletariato all'egemonia del riformismo. Queste
concezioni soggettiviste originano sia forme di avventurismo politico (armato e
non), sia, quando queste forme falliscono, posizioni che ingigantiscono le
difficoltà causate dalla repressione: posizioni che hanno portato e portano
spesso alla rassegnazione e al liquidazionismo.
3.
In reazione al legalitarismo si è sviluppato, a volte, il mito delle forme di
lotta, in particolare della lotta armata, come unica forma di politica
rivoluzionaria e di organizzazione rivoluzionaria. Questa tendenza, in questa
fase della lotta di classe, ha finito per aprire la strada al classico
terrorismo che facilmente è andato poi a cercare sostegno teorico in altre
correnti estranee al marxismo-leninismo-maoismo.
Queste
posizioni, pur volendo contrastare l'economicismo, arrivano agli stessi effetti
pratici: lasciare il movimento proletario senza una politica rivoluzionaria,
allo stadio della lotta economica e della lotta spontanea, disgregate e
subordinate all'influenza ideologica e politica dei diversi partiti e sindacati
borghesi.